MENORCA REVOLUTION

Minorca per me è stata rivoluzione pura. Un viaggio che non posso che definire introspettivo.

Di quel posto ricordo l’odore, le sensazioni e anche i miei pensieri. Quasi tutti. Nitide promesse, propositi, l’amore e la fantasia.

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Non mi era mai capitato e non mi è più successo di riuscire a inventarmi e guardare un immagine con la mente. Mi spiego meglio: la sera, prima di addormentarmi, mi è capitato di vedere cose bellissime.

Con gli occhi chiusi, visualizzavo disegni fiabeschi che probabilmente inventavo o forse avevo già visto. Mi cullavo così. Faccio da sempre parecchia fatica ad addormentarmi e per agevolare il sonno solitamente, tranne che a Minorca, penso a come avrei dovuto rispondere alla panettiera scortese, oppure finisco per addormentarmi inventando cose che vorrei o non vorrei (che ansia) mi capitassero.

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Le immagini sono reali, la panetteria è vera e tutto è frutto di ricordi ed esperienze perchè non mi drogo e non amo molto quello che si allontana dalla realtà. Non mi piacciono le favole.

E quindi le farfalle che volano nel cielo rosa, i fiori accarezzati dal vento e un’altalena di edere enorme sulla quale ci sono io a piedi nudi, nonostante il mio odio per i piedi di chiunque, che sorrido e dondolo…sono visuali che ho visto e immaginato a Minorca, prima di cedere al sonno. Solo a Minorca.

 

E’ un isola a cui tengo moltissimo. Il primo viaggio.  Innamorata, felice, libera.

Minorca mi ha in qualche modo iniziata. Non credo che in un altro posto sarebbe successo, non so se sotto un cielo diverso avrei fatto gli stessi pensieri mentre mi rilassavo sull’amaca dell’hotel.  Credo che non avrei fatto le stesse scelte, non avrei avuto lo stesso assurdo coraggio nel prendere alcune decisioni che ho preso sull’Isola.

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Non mi è mai capitato di stare male, quasi soffrire, durante il rientro a Milano da un viaggio, quella volta sì per questo per me è un isola (ancora?) meravigliosa.

MINORCA E’:

  1. RILASSANTE, MA PER DAVVERO. NON CONFONDERE CON MAIORCA DOVE NON SONO STATA MA SO CHE E’ L’ANTITESI.
  2. TOGLIE IL FIATO (VA’ CHE ROBA  )
  3. 55 KM PER 18, E’ PICCOLA. PRATICAMENTE LA SENTI TUA.
  4. ADATTA AD OGNI BUDGET
  5. NON SO NUOTARE QUINDI BOH PER IL MARE.
  6. PERO’ HO FATTO IL PADDLE TOUR. ESPERIENZA MERAVIGLIOSA E SE NON SAI NUOTARE, NON MUORI PERCHE’ PUOI DIVENTARE GABIBBO CHE GALLEGGIA CON IL LORO GIUBBOTTO SALVAGENTE.
  7. PER LA PALESTRA 2MOVE
  8. IL CIBO CON IL QUESO
  9. RESTA UN POSTO GIOVANILE, NON E’ UN MORTORIO SE TI VUOI DIVERTIRE, (CREDO IO MI SONO PIU’ RILASSATA CHE DIVERTITA)
  10. TI FA IMMAGINARE DI DONDOLARE SU DELLE FOGLIE DENTRO AD UN CIELO ROSA SENZA THC

 

 

 

PERCHE’ SCRIVO A TUTTI E A NESSUNO?

 

Mi chiedevo perchè ad un certo punto una persona decida di scrivere pagine e pagine virtuali nonostante i mille dubbi sul chi li leggerà, se li leggerà qualcuno e a chi cazzo frega di leggerli.   Eppure una enorme comunità di blogger è nata.  Per salvare gli alberi? Business? Per diventare Aranzulla o la Ferragni? Protesta contro la BIC?

Puoi scrivere di tutto. Dalla tenera pagina di diario agli appunti tecnici sul funzionamento di un computer oppure, che ne so, solo per raccontare quale crema preferisci spalmarti sul ginocchio. Perchè il blogger è una persona che ha un idea particolare della riservatezza e poi diciamocelo, la crema, il racconto di una giornata al mare o una guida su un hardware non sono proprio dettagli intimi. Avere un blog su internet è sinonimo di libertà. Stessa è la libertà di non leggere quello che gli altri digitano.

 

Non pubblico spesso (leggi MAI) quello che scrivo, ma una cosa è sicura. Quando vuoi scrivere un pezzo sul tuo blog, tieni molto al fatto che tutti ti capiscano. Ed è un grande esercizio, per me, scrivere senza i miei codici.

Qualche anno fa come tutte le sfigate (PARDON) avevo un blog su tumblr. Mi ricordo che il mio era tutto un pò cifrato. Re-post a un sacco di fiori morti, roulotte su prato fiorito, foto in bianco nero e qualche scritto. Tumblr era un mondo parallelo, pieno di tristezza. Mamma mia che roba, ahahahahha.

Io ad esempio mi arrabbiavo spesso sul blog. Come ora, ma adesso per cose diverse.

Mi arrabbiavo quando non mi sentivo capita, mi arrabbiavo perchè nessuno mi capiva, perchè volevo scappare, volevo stare da sola, poi con tutti e poi volevo fortissimo non essere piccola.

”Sembri più grande”.

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Era un dramma non avere 18 anni. Credo che fossi pazza, o forse mi ci hanno portato 😛

Impazzivo perchè 4 anni erano tanti. La prima volta che me lo dissero è stato strano. A 14 anni mica ci pensi a quanti anni sembra che tu abbia. Beh, da quel momento dovevo essere ”grande”. Detta così sembra che io sia o altissima o che abbia i capelli bianchi.

Per fortuna ho solo un pò di acne, ma niente rughe bitch.

Ho smesso di avere la mia età. E da allora non ho più la libertà di chi non sa come si fanno le cose. Mi va bene. Non frequento nessuno che sia un mio coetaneo, credo sia una fortuna, quindi no prob.

Al liceo mi arrabbiavo moltissimo con tutti, tornavo a casa prendevo il computer e lanciavo parole sul display e sparavo continuamente cagate e  poi guardavo i fiori sul classico tavolo di legno e  ascoltavo una canzone di Battisti e con un altro scroll ero ferma a fissare in lacrime la foto di una magrissima davanti allo specchio.

Un pò per invidia, un pò per pena perchè si stava ammazzando e pesava si e no 35 kg, un pò perchè io non sono mai stata capace di farmi una foto a corpo intero così bella.

Io però ero convinta. di avere già un idea precisa di me, dell’amore, dell’affetto, della bulimia, delle poesie, della letteratura, della famiglia, degli uomini, del lavoro, dello studio. Ma non ho mai scritto :

IO SONO COSI’, IO TI AMO PERCHE’, IO VOGLIO BENE COSI’, IO VOMITO PER QUESTO.

QUESTA POESIA L’HO LETTA E MI HA EMOZIONATO COSI’, IO HO LETTO E PENSO CHE…

Mai una volta.

Scrivevo robe tipo :

amore

gli occhi

i tuoi capelli, l’odore di muschio.

le tue labbra

muoio.

Che significa? BHO.

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Adesso ho 20 anni, insomma, è ora di argomentare. Per conto mio. Con le mie esperienze. Con la mia vita, la mia testa. Senza che nessuno mi condizioni. Sono così pronta che sto oltrepassando le 720 parole e un testo argomentativo scritto alla Joyce non si era mai visto.

Non so se tutte queste cose riuscirò mai a spiegarmele, insomma.

L’amore, la famiglia, il lavoro, il sè. Ho conosciuto maschi di 40 anni più confusi di una bimba all’asilo (credimi).

Ma credo che io e quelli che alle domande così rispondono un pò a cazzo, con il fiato corto e il cuore in gola, ad un certo punto si stufino e lo mandano giù sto cuore. Infatti io voglio rispondere.

Non credo che scriverò più di Tumblr e ”voglio crescere da sola gne gne”

Che poi sembra che sono chiusa in casa da 3 settimane e due giorni.

Stavo ascoltando una canzone che cercavo da una vita ed è venuto fuori ciò.

Che tenerezza questo post, vabbè, buon week !  :))

 

 

 

YSL, film e biografie impiccione.

Premetto, del noto stilista conosco davvero poco, motivo per il quale ho deciso di guardare 《Yves Saint Laurent》 un film del 2014 diretto da Jalil Lespert.

Alla fine mi è rimasta una grande voglia di approfondire la figura di YSL e Bergé oltre che un lungo strascico aperto di pensieri.

Secondo ordine cronologico, il film inizia con un giovanissimo Yves Saint Laurent, che, dopo la morte di Christian Dior, diventa molto presto anche per un gioco della fortuna, il responsabile della casa di moda. Incontra alla prima sfilata Pierre Bergé, il quale inizialmente sembra essersi preso l’incarico di ricoprire il ruolo di tarpatore delle ali di Yves.

Svogliato, noioso e critico. Io sono molto faziosa e sopratutto quando leggo o guardo una film, decido da subito per quale personaggio tifare Diventa una questione fondamentale, mi incazzo se il corso degli eventi non è a vantaggio del mio prediletto. E così inizialmente tifavo per Yves perché odio chi detta ordini, ma soprattutto non sopporto chi spegne anche l’entusiasmo più puro e gentile, tanto per farlo.

Seguendo il corso del film, Pierre Bergè è diventato, pochi 20 min dopo l’inizio, suo socio per la YSL Company e compagno di vita, ma sopratutto il mio attore per il quale fare la fangirl.

Reduce da un trascorso militare in Algeria, suo paese di nascita, Yves entra in una spirale di malessere assoluto e straziante. Si perde nell’alcool e nella droga e nel periodo di vita vissuta a Marrakech arriva a perdere i sensi più volte.

Tutto davanti agli occhi di Pierre, che, forse più sofferente di lui, assiste ma non perde mai la forza di restargli accanto prendendosi anche qualche ceffone ogni tanto.

Il film non mi ha annoiata e neppure estasiata. l’ho trovata una biografia “impicciona” esattamente come quella di De Andrè, di cui però voglio parlare in un altro articolo.

Mi ha colpito molto vedere la tristezza che c’è nel gestire l’equilibrio di un rapporto con un genio.

Ma anche quanto sia drammatico mantenere un equilibrio nell’essere geniali. Gestirsi in quanto troppo sensibili, troppo creativi, troppo intuitivi. Rifiugiarsi nel troppo degli eccessi sembra essere l’unica soluzione per salvaguardare il proprio buon gusto devi cadere nel cattivo gusto dell’alterazione. Sbattere addosso alla propria rabbia pura.